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La storia della Croce Rossa

solferino

L’idea di una istituzione di volontariato, neutrale e indipendente, trova sua origine in Italia, il 24 giugno 1859, sul campo di battaglia di Solferino e San Martino.
Quella di Solferino e San Martino fu una battaglia d’incontro, quasi inaspettata, con un fronte esteso circa 20 km dal lago di Garda fino a Castel Goffredo, combattuta fra le colline dai 235.000 effettivi dei corpi d’armata austriaci, francesi e sardo-piemontesi.
È lo scontro più sanguinoso del Risorgimento, un evento che provocò quasi quarantamila perdite tra morti, feriti e dispersi: fu conseguenza del terreno collinare, che limitava le vie di scampo, dell’impiego di nuove armi da fuoco, che rendevano il tiro molto più letale, ma soprattutto dalla mancanza di un sistema sanitario organizzato, che vanificava l’efficacia ogni possibile soccorso, peraltro disponibile esclusivamente presso i reparti meglio organizzati.

Per oltre 14 ore, la battaglia imperversò travolgendo ogni cosa: borghi, fattorie, coltivazioni e tutti coloro che vivevano in quei territori; ancor oggi, lavorando i campi, affiorano resti di quella immane carneficina.
Nell’assenza di qualunque umanità tra i combattenti, fu la popolazione civile ad assumere l’iniziativa, dedicandosi al soccorso, senza distinzione di nazionalità, degli oltre 23.000 soldati feriti.
Tra gli italiani e stranieri che misero a rischio la propria incolumità soccorrendo i feriti nel pieno della battaglia vi fu Jean Henry Dunant, un commerciante di origine elvetiche giunto in Italia dall’Algeria per motivi di lavoro.
Jean Henry Dunant si adoperò letteralmente al limite delle proprie capacità, organizzando, per quanto gli fu possibile, l’assistenza ai superstiti, il ricovero ed il soccorso dei feriti, il conforto ai moribondi, annotando gli ultimi messaggi lasciati da questi ai familiari, e segnando i luoghi dove infine venivano tumulati.
Rientrato in Svizzera, Jean Henry Dunant non trovò pace finché, nel 1862, non riuscirà a pubblicare, a proprie spese, «Un Souvenir de Solferino», il diario della sua esperienza nella terribile battaglia.
Nel ricordo di quei momenti di disperazione nell’essere testimone di tanta sofferenza e di non poterla alleviare in alcun modo, Dunant scriverà ciò che persone come Ferdinando Palasciano e Cristina Trivulzio di Belgiojoso avevano già indicato con le proprie azioni: «Non ci sarebbe modo, durante un periodo di pace e di serenità, di costituire delle società di soccorso il cui scopo sarebbe quello di far curare i feriti, in tempo di guerra, da volontari zelanti, vocati e ben qualificati per un simile compito?».

«Un Souvenir de Solferino» ottenne un enorme successo e venne tradotto in più di 20 lingue; dall’idea di Jean Henry Dunant si passò all’azione, e dal 1862 iniziarono a crearsi spontaneamente in tutta Europa associazioni di infermieri volontari, specializzati nell’assistere i feriti di guerra.

Nel 1863 le società di soccorso adottarono un comune emblema di riferimento che, in omaggio alla bandiera della Svizzera, riporta lo stesso disegno ma dai colori invertiti: è la Croce Rossa.
Lo stesso anno, a Ginevra, la Conferenza internazionale approvò l’emblema della Croce Rossa quale unico simbolo distintivo a tutela di soccorritori e vittime dei conflitti armati.
Il 15 giugno 1864, a Milano, nasce il «Comitato dell’Associazione Italiana per il soccorso ai feriti ed ai malati in guerra»: è la quinta società di soccorso fondata al mondo.
Il 22 agosto dello stesso anno è sottoscritta la «Convenzione di Ginevra del 1864», che all’articolo 7 recita: « Una bandiera distintiva e uniforme è adottata per gli ospedali, le ambulanze e le evacuazioni. Essa dovrà, in ogni circostanza, essere accompagnata dalla bandiera nazionale. Un bracciale potrà essere indossato anche dal personale che gode della neutralità, ma il rilascio sarà affidato all’autorità militare. Sia la bandiera che il bracciale riporteranno una croce rossa su fondo bianco.».
Da quel momento in poi, gradualmente, le tutte le società per il soccorso in guerra ai feriti e malati adotteranno la denominazione di Associazioni della Croce Rossa.

Oggi, le 190 Società Nazionali di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa create in origine per soccorrere i soldati feriti o malati affiancando i servizi sanitari delle Forze Armate, svolgono numerose attività, sia in tempo di pace che in tempo di guerra, come ausiliarie dei poteri pubblici e fanno parte del Movimento Internazionale di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa.

La storia della Croce Rossa di Morlupo

file_000L’Unità della Croce Rossa Italiana di Morlupo nasce nel giugno del 1994, su proposta dell’omonimo Comune, al fine di promuovere un modello associativo ai cittadini e garantire l’assistenza socio-sanitaria nel territorio.

Il Comitato Provinciale di Roma, rispondendo positivamente alla richiesta, incarica di provvedere a quanto necessario per la istituzione di una Delegazione CRI nel territorio del Comune di Morlupo.

La Giunta Comunale delibera immediatamente di dotare la CRI di una sede di servizio assegnando alla stessa parte dei locali dell’ex asilo nido comunale siti in Via Giuseppe Di Vittorio.

A seguito dello svolgimento del I Corso per Volontari del Soccorso, 64 cittadini entrano a far parte dell’Associazione rendendo possibile l’inizio delle attività e, in particolare, con un’ambulanza messa a disposizione da una vicina unità della Croce Rossa di Formello, del servizio di pronto soccorso e trasporto infermi.

Nel 2000 l’unità di Morlupo viene elevata a Comitato Locale della Croce Rossa Italiana.

Oggi Comitato di Morlupo è una delle più importanti realtà di Croce Rossa Italiana e, più in generale, di volontariato, insistenti sul territorio provinciale di Roma. Grazie ai suoi circa duecentocinquanta volontari, il Comitato riesce a garantire la propria opera umanitaria su un territorio vasto e complesso come quello di competenza.

Il Comitato di Morlupo si articola in tre unità territoriali: oltre quella di Morlupo, vi sono Monterotondo e Mazzano Romano. Ciascuna di questa possiede specifiche competenze e offre servizi di varia natura, a seconda delle necessità del territorio e della popolazione.

Dal servizio di emergenza sanitaria, all’accoglienza dei migranti, dalla formazione nelle aziende, all’assistenza ai vulnerabili della nostra comunità, il Comitato di Morlupo è costantemente impegnato nel tentativo di migliorare la nostra società, tenendo sempre ben presenti i principi fondamentali che animano l’Associazione.